Dieci anni, un’isola, un’idea semplice

Dieci anni, un’isola, un’idea semplice

C’era una cena, dieci anni fa.

Due chef, amici, entrambi cresciuti tra le pietre laviche e il mare di Ischia, decisero di mettere insieme i loro piatti per una sera. Nino Di Costanzo e Pasquale Palamaro non stavano progettando un festival internazionale. Stavano semplicemente condividendo qualcosa, a modo loro, sull’isola in cui erano nati.

Oggi quella cena si chiama Ischia Safari e compie dieci anni.

Dalla prima edizione del 2015 a oggi, il 20, 21 e 22 settembre 2026 l’isola ha ospitato oltre 350 protagonisti tra chef, pizzaioli, pasticceri e artigiani del gusto, arrivati da tutta Italia e non solo.

Un salto di scala che racconta qualcosa di più della semplice crescita numerica. Racconta come un gesto nato tra due persone possa, con il tempo, diventare un linguaggio condiviso da un intero settore.

E accanto ai suoi ideatori, Nino Di Costanzo e Pasquale Palamaro, ci sono figure che hanno accompagnato Ischia Safari fin dai suoi primi passi. Tra queste Ivano Veccia, pizzaiolo ischitano che coordina i pizzaioli al Negombo fin dalla prima edizione del 2015. Una presenza costante che racconta una cosa importante: Ischia Safari è cresciuto moltissimo, ma senza perdere il legame con le persone e con il territorio da cui è partito.

È anche da questo legame che negli anni è nata una dimensione più ampia, fatta di incontri, collaborazioni e linguaggi diversi. La cucina si è incontrata con la musica e il Negombo è diventato anche luogo di una festa che continua fino a notte, con i dj set di Mario Maltese e dello stesso Ivano Veccia, resident della serata, insieme all’ospite speciale Carlos Willengton.

Quello che colpisce, ripercorrendo le edizioni, è che l’idea alla base dell’evento non è mai cambiata.

Ischia Safari è nato come una cena di beneficenza e, dieci anni dopo, la solidarietà continua a essere parte integrante della manifestazione. Nel 2026 la Charity Dinner ha sostenuto la ricerca sulla SLA; negli anni, Ischia Safari ha continuato a destinare risorse all’Associazione Culturale Ischia Saperi e Sapori e a finanziare borse di studio per gli studenti delle scuole alberghiere dell’isola.

È un filo che attraversa tutte le edizioni: la cucina come momento di incontro, ma anche come strumento per restituire qualcosa al territorio.

Nel frattempo, quella prima cena è diventata un appuntamento capace di portare sull’isola, in pochi giorni, professionisti della cucina italiana e un pubblico arrivato anche appositamente per partecipare. Il Parco Negombo è diventato così uno dei luoghi simbolo della manifestazione, mentre Ischia Safari ha portato il nome di Ischia ben oltre i confini dell’isola.

In dieci anni, Ischia è diventata così parte integrante dell’esperienza: non soltanto il luogo che ospita la manifestazione, ma il territorio che la rende riconoscibile.

Il decennale del 2026, con la tavola rotonda dedicata al futuro della ristorazione e alla tutela delle radici agroalimentari del territorio, sembra segnare un passaggio ulteriore.

Non soltanto raccontare ciò che è stato, ma interrogarsi su ciò che può diventare.

Sul rapporto tra l’isola, il suo territorio e chi sceglie di raccontarli attraverso il cibo.

Ed è forse questo il senso più interessante di questi dieci anni: aver contribuito, lentamente, a costruire qualcosa che oggi appartiene all’identità dell’isola.

Il vero regalo del decennale, forse, è proprio questo.

Un’idea nata a Ischia, condivisa e coltivata nel tempo, può finire per diventare parte del luogo stesso.

Un posto dove le cose fatte bene si vedono, si riconoscono e, soprattutto, restano.

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